Mucca pazza

di Margherita De Bac

Prefazione Pietro Greco

pagine 200 Euro 13,43



Intere mandrie malate improvvisamente scomparse nel nulla. Acquisti di bovini svizzeri ad alto rischio Bse a prezzi stracciati. Tonnellate di farine animali, da tempo fuori legge, normalmente stoccate in aziende e cascine. Marchi di riconoscimento falsificati o clonati. Tutto questo è successo negli ultimi mesi in Italia. Il caso "mucca pazza" si è abbattuto sull'Italia con una furia devastante. Interi settori produttivi sono andati in crisi, le abitudini alimentari sono state sconvolte. Un'intera filiera, dagli allevatori ai dettaglianti, è finita sotto accusa. Le responsabilità politiche sono rimbalzate tra i vari ministeri in un valzer di commissioni, esperti, task force. Quello che era stato presentato come un Paese a rischio zero si è trovato repentinamente a fare i conti con una "sindrome" dalle inquietanti connotazioni: sanitarie, economiche, psicologiche, politiche. Preoccupazioni eccessive o rischi reali? Interventi puntuali o ritardi colpevoli? La cronaca attenta di quanto accaduto in questi mesi in Italia, con l'analisi di quanto è successo e sta ancora avvenendo in Europa, può aiutare a valutare razionalmente un problema destinato a durare ancora a lungo. Cominciando col dare le prime risposte ai molti interrogativi scientici ancora aperti.

L' autore

Margherita De Bac lavora da oltre vent'anni al Corriere della Sera e su questa testata ha seguito sin dall'inizio, la nascita in Italia del caso Bse e le sue conseguenze sulla salute dei consumatori. Nel suo lavoro di cronaca ha raccolto spesso informazioni, indiscrezioni e curiosità ancora inedite, che compaiono per la prima volta in questo libro.

Le prime righe del libro

Questo non è un libro di denuncia. È un libro di ricostruzione e di analisi dei fatti. Da quando, lo scorso ottobre, sull'Italia ha cominciato a soffiare il vento di mucca pazza proveniente dalla vicina Francia, l'opinione pubblica è stata sottoposta a un tale bersagliamento di notizie, spesso contraddittorie, da rendere impossibile ogni riflessione. Ora, dopo mesi di Bse quotidiana, è utile fermarsi a riordinare l'intera vicenda, cercando di delineare un quadro più preciso del rischio che realmente incombe sul patrimonio bovino del nostro Paese e, di conseguenza, sul consumatore italiano. Non è un libro di denuncia ma di cronaca e divulgazione scientifica. Se e su chi ricadano le eventuali responsabilità per quanto è accaduto (non è azzardato affermare che anche l'Italia, come il resto d'Europa, all'inizio ha sottovalutato il pericolo, intervenendo a scoppio ritardato) lo stabiliranno le numerose inchieste aperte dai procuratori della Repubblica di varie città. Le pagine che seguono sono state scritte a due mani. Margherita De Bac, che per il Corriere della Sera ha seguito mucca pazza da ottobre ad oggi, ha curato soprattutto la parte di cronaca. Una ricostruzione basata sulle storie raccolte attraverso un dialogo continuo con esperti, agricoltori e lettori curiosi e informati. Dei molti interrogativi ancora aperti sulla ricerca scientifica si è occupata invece Barbara Paltrinieri, che attualmente collabora con l'agenzia Zadig: i suoi contributi compaiono nel testo con la sigla B.P. Abbiamo ritenuto utile concludere intervistando due personaggi che, ognuno nel proprio campo, in questi mesi sono stati tra i protagonisti, comparendo spesso sulle pagine dei quotidiani e in televisione. Un lavoro svolto non nella presunzione di esporre tutto ciò che sarebbe importante sapere sulla vicenda mucca pazza, ma per abbozzare una storia che molti ritengono ci accompagnerà ancora a lungo.

La stampa

"La giornalista Margherita De Bac, riporta l'attenta cronaca di quanto è accaduto in questi mesi in Italia, paese ritenuto a rischio zero fino all'esplosione dei casi Bse".
(Effe agosto 2001)

Ne hanno parlato

Io Donna 26 maggio 2001, Venerdì 29 giugno 2001, Corriere della Sera Salute 1 luglio 2001, L'Unità 6 febbraio 2002, Panorama 2 agosto 2002, Effe agosto 2001, La Stampa 6 febbraio 2002.



CERVELLI IN FUGA

Storie di menti italiane fuggite all'estero

a cura dell'ADI

Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani

Prefazione Piero Angela

pagine 192 Euro 9,30



La fuga delle migliori menti italiane all'estero non è certo una novità, ma in questi ultimi anni sta assumendo le caratteristiche di un fenomeno di massa. Venti giovani "menti" italiane, costrette a trovare all'estero quello che non hanno trovato nelle università italiane, raccontano la storia della loro fuga obbligata. Dalla burocrazia al clientelismo, dai rimpianti alle nostalgie. Oltre alla denuncia, il libro è anche uno strumento utile per i giovani laureati che vogliano intraprendere l'attività di ricerca in ambito universitario poiché, oltre ai dati delle più recenti ricerche statistiche, offre i riferimenti legislativi utili, un manuale di orientamento terminologico e una ricca sezione di Faq che rispondono alle domande più frequenti sul tema.

L' autore

L'ADI è l'Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani nata per difendere i diritti dei dottorandi e per diffondere in Italia la conoscenza del titolo del dottore di ricerca (così come lo è negli altri Paesi Europei). L'associazione conta più di 2000 iscritti.

Le prime righe del libro

Molti anni fa, mentre stavo realizzando negli Stati Uniti un documentario sulla ricerca genetica, andai a trovare il professor Arthur Kornberg, uno dei pionieri dell'ingegneria dei geni, che per i suoi lavori aveva ricevuto il premio Nobel. Gli chiesi di poter filmare un'intervista sulle nuove ricerche che stava conducendo, e mi rispose: "Io le concedo volentieri un'intervista, se lei mi spiega perché i bravissimi genetisti italiani che lavorano nel mio laboratorio non riescono a ritornare e lavorare in Italia…". Kornberg non si capacitava del fatto che un Paese rinunciasse al suo patrimonio di talenti, anzi addirittura ne ostacolasse il ritorno in patria: era come se una nazionale olimpica non volesse inserire in squadra atleti da medagliere, anzi li regalasse addirittura a una squadra concorrente. Perché c'è un paradosso anche economico in tutto questo, in quanto si tratta veramente di un "regalo". I ricercatori che se ne vanno via, infatti, sono stati preparati a spese dello Stato italiano, che per 20 o 25 anni ha pagato tutto quello che era necessario per i loro studi (dalle aule ai professori, dai laboratori alle attrezzature) per poi consegnare "gratis" i migliori cervelli a chi se li trova già pronti per l'uso, senza aver speso un soldo. Nella cosiddetta fuga dei cervelli entrano in gioco molti fattori, ma alla base c'è un problema generale che affligge il nostro Paese: quello della meritocrazia. Cioè il valutare e premiare le persone non per quello che sanno realmente fare, ma per altri tipi di "meriti". Ognuno conosce casi particolari: personalmente ne conosco parecchi. Uno addirittura da manuale: è il caso di un ricercatore, un caro amico, che aveva passato tutta la sua vita all'estero senza mai riuscire a ritornare in Italia (pure avendo nel frattempo diretto un prestigioso centro di ricerca internazionale). Mi disse che quando decise di candidarsi in Italia per un concorso a cattedra creò grave imbarazzo nella commissione, perché il vincitore era già stato in pratica designato, in base a "combinazioni" interne. Cominciò a ricevere pressioni perché non si presentasse e alla fine fu lo stesso presidente della commissione a telefonargli per dissuaderlo…. È evidente che quando la selezione si basa su questi criteri, è quasi miracoloso che esistano comunque in Italia tanti bravi ricercatori: e mi chiedo quanto sarebbe invidiabile la nostra ricerca se venissero veramente valorizzati e sostenuti i grandi talenti che abbiamo. Naturalmente non bisogna generalizzare, perché esistono molti esempi positivi, con criteri selettivi basati sul merito: ma è il tessuto nel suo insieme che non crea quelle condizioni ottimali che si trovano altrove. E questo è tanto più grave in un mondo in cui la conoscenza è il bene più prezioso, è il vero carburante dello sviluppo: la competitività si basa sempre più sulla capacità di saper innovare, arrivare per primi a una scoperta, depositare i brevetti, diffondere saperi e conoscenze, promuovere l'eccellenza, inserire intelligenza nei sistemi, nei processi, nell'educazione. E investire quindi sulla ricerca di base, che è la nutrice della conoscenza. Spesso dico che la scienza è un po' come lo sport: per vincere contano i giocatori, contano i risultati. È per questo che negli Stati Uniti, per esempio, i laboratori sono pieni di stranieri: ricercatori di tutti i Paesi (italiani compresi), spesso direttori di ricerca, o in posizioni di prestigio. Ma ve la immaginate voi una università italiana in cui vengano inseriti nell'insegnamento e nei laboratori (addirittura in posizioni chiave) degli stranieri? O dove vengano aperte le porte, così come sta avvenendo ora negli Stati Uniti, al massiccio arrivo di scienziati indiani o cinesi? Anche noi facciamo la stessa cosa: ma nel calcio… Qui vengono effettivamente scelti i migliori giocatori. Perché l'importante è che la squadra sia forte, e che vinca. Se riuscissimo a trasferire, anche solo in parte, nella ricerca scientifica quei criteri di selezioni e di meritocrazia che applichiamo nel pallone, saremmo un Paese straordinario…

La stampa

"Questo libro narra di molte vittorie e di una grande sconfitta. Le vittorie sono quelle di alcuni studiosi che hanno avuto un riconoscimento nel nostro Paese, la sconfitta invece è quella dell'Università italiana che ha fatto fuggire tanti cervelli...".
(L'Espresso aprile 2001)

Ne hanno parlato

Tg1 22 giugno 2001, La Repubblica 29 agosto 2001, Il Sole 24 Ore 2 settembre 2001, L'Espresso 4 aprile 2001, La Stampa 19 settembre 2001, Focus ottobre 2001, L'Unità 1 ottobre 2001, Nature febbraio 2002.



VOCI DELL'ALDILÁ

Un'indagine sulla psicofonia

di Marco Morocutti

Pagg. 160 Euro 6,20



La scomparsa di una persona cara è certamente un'esperienza fortemente traumatica. Nulla può colmare il vuoto lasciato da chi non c'è più, talvolta nemmeno il pensiero - per chi ha fede nella vita dopo la morte - che il defunto sia infine in un luogo sicuro, al riparo da ogni sofferenza terrena. Non vi è consolazione che possa restituire la persona scomparsa; si vorrebbe poter proseguire il dialogo, sentire ancora una volta la sua voce, sapere che in qualche modo ci è vicina. È su questi drammatici sentimenti che pone radici la pratica della psicofonia (o metafonia), cioè il tentativo di comunicare con le anime dei defunti attraverso l'uso di mezzi tecnologici come la radio o il registratore a nastro magnetico.

L' autore

Marco Morocutti, progettista elettronico, si occupa di produzioni musicali come tecnico del suono. Da anni si interessa di divulgazione scientifica e di indagini su fenomeni misteriosi, con particolare riferimento al tema della psicofonia, argomento su cui interviene in qualità di esperto su numerose testate giornalistiche e televisive.

Le prime righe del libro

La psicofonia, e cioè l'arte di comunicare con l'Aldilà, è una disciplina paranormale con caratteristiche molto peculiari: propone fenomeni che, se validati, sconvolgerebbero l'intero mondo della fisica; è molto audace, perché schiere di esperti di trasmissioni radio e registrazioni, professionisti e dilettanti, potrebbero facilmente dimostrarne l'infondatezza sul piano tecnico; i suoi cultori sono solitamente persone in perfetta buona fede con recenti gravi lutti familiari e che perciò devono essere trattate con grande rispetto. Ci voleva Marco Morocutti per disquisire su questo tema con la dovuta competenza, la dovuta profondità (non solo tecnico-scientifica ma anche psicologica) e la dovuta delicatezza. Questo piccolo trattato è mirabile ed esemplare per aver trovato il giusto approccio. Mai una derisione e mai una pesante ironia. Eppure di ironia è tutto pervaso, ma così sottile e stemperata da diventare quasi una forma di cortesia. Lo stesso stile apprezzato dai molti ascoltatori che assistono alle conferenze sul tema tenute dall'autore. Le ineccepibili argomentazioni tecniche sono sintetiche e limpide, dai megahertz alle bande di frequenza, dalla SSB alla tipologia di amplificatori e registratori: e convincono! Straordinaria è la capacità di Morocutti di analizzare con calma e serenità anche la fenomenologia più avanzata, come la possibilità di ricevere immagini o e-mail dall'Aldilà, oltre a fax e telefonate. Moderna, efficace e originale è poi l'idea di inserire i brani sonori citati nel testo in un sito Web, da scaricare tramite Internet con le apposite istruzioni. Questo intransigente, eppure garbato e a tratti quasi poetico volumetto, mi sembra una preziosità da consigliare a chiunque. Una perplessità mi rimane: che effetto potrà avere su un cultore della psicofonia?

La stampa

"Ci sono molti, come Altea per esempio, che pretendono di documentare contatti con l'altro mondo attraverso la radio e i registratori. Si alimentano così molte speranze. Ma sono fondate? Marco Morocutti svolge un'accurata indagine tecnica su quella che si chiama psicofonia...".
(Il Salvagente ottobre 2001)

Ne hanno parlato

I fatti vostri (Rai 1) 25 ottobre 2001, Radio Kiss Kiss 22 dicembre 2001, Quark febbraio 2002, Il Salvagente ottobre 2001.