FIGLI DEL GENOMA
Interrogativi sulla bioetica

di Margherita Fronte e Pietro Greco

Pagg. 288 Euro 14,00






È di poche settimane la notizia shock di un bambino clonato. All’improvviso, quello che negli ultimi anni ha appassionato, spaventato, attirato come api al miele si è infine materializzato: un incubo per alcuni, una straordinaria conquista per altri. Ma soprattutto, la notizia del bimbo clonato ha coinvolto tutti, chiamando in causa anche le parti tradizionalmente meno abituate al dibattito: scienziati, gente comune, autorità religiose e opinionisti laici. Tutti concordi almeno su una cosa: un confronto su questo argomento non si può più rimandare.
Se è vero che l’ipotesi di bambini clonati fa venire i brividi, ormai nessuno più mette in dubbio gli straordinari vantaggi medici che le biotecnologie potranno portare all’umanità. E dunque: fino a che punto può spingersi la ricerca, e dove e come è giusto porre dei paletti alla scienza? E soprattutto, chi deve metterli?
Questo libro indaga sulle incerte frontiere della bioetica, una nuova disciplina tanto ricca quanto ancora non regolamentata, offrendo spunti di riflessione su un tema controverso: è possibile una democrazia bioetica?

Gli autori

Pietro Greco, giornalista scientifico e collaboratore dell’agenzia di giornalismo scientifico Zadig, è vicedirettore del master in Comunicazione della Scienza alla Scuola internazionale superiore di studi avanzati (SISSA) di Trieste. È autore e direttore scientifico del programma radiotelevisivo Pulsar. Storia della scienza e della tecnologia del Novecento. Tra i suoi libri più recenti: Hiroshima, la fisica conosce il peccato (1995); Toccare le stelle (1997) scritto con Franco Prattico, Giorgio Rivieccio ed Emanuele Vinassa de Regny; L’origine dell'universo (1998); Evoluzioni (1999), Il sogno di Einstein (2000).

Margherita Fronte, giornalista scientifica, lavora all’Agenzia Zadig di Milano nelle riviste Scienza Esperienza e Tempo Medico. Collabora con il Corriere della Sera, L’Espresso, L’Unità, Focus, Airone e partecipa a progetti sulla comunicazione del rischio. È docente del master in Comunicazione della Scienza alla Scuola internazionale superiore di studi avanzati (SISSA). Ha scritto Campi elettromagnetici, innocui o pericolosi? (Edizioni Avverbi, Roma 1997) e Sport, la scienza e la tecnologia dei campioni (CUEN, Napoli 2000).

Dalla Prefazione di Roberto Satolli

I lettori di quotidiani e settimanali avevano appreso all’inizio del 2002 che la terapia genica stava finalmente mantenendo le sue promesse, dopo oltre dieci anni di attesa costellati da molte delusioni; ma all’inizio del 2003 sono stati informati che è opportuna una pausa di riflessione: all’Ospedale Necker di Parigi due bambini sottoposti a sperimentazione hanno sviluppato una leucemia. Go and stop: la clonazione umana a scopi riproduttivi, annunciata con clamore alla fine del 2002 dalla società Clonaid e dalla setta religiosa che la gestisce, si è poi rivelata (fortunatamente e prevedibilmente) una bufala. Stop and go: le virtù curative delle cellule staminali sono ancora tutte da saggiare negli animali, ma tentativi incongrui di uso nell’uomo stanno proliferando, anche in Italia, fuori da ogni controllo.
Queste altalene sono abituali per i media, e non sono appannaggio esclusivo delle biotecnologie; ma il succedersi di annunci e smentite, promesse e delusioni, per quanto ripetuto, non ha reso immune il pubblico dallo sconcerto. Con il risultato di far nascere nell’uomo della strada, anche colto e curioso, il dubbio che l’ingegneria della vita sia in realtà una bolla di sapone, anziché quella “bomba più potente dell’atomica”, nel bene e nel male, che era stata prefigurata dal premio Nobel Jacques Monod nei primi anni Settanta. Il grande scienziato e pensatore francese riteneva che la conoscenza obiettiva della vita, pur non avendo alcuna potenza di distruzione fisica, sia però capace di far saltare quella “antica alleanza” tra uomo e natura che da sempre costituisce il fondamento dei valori morali condivisi. Eppure, a distanza di oltre trent’anni dalla profezia, lo sconvolgimento atteso della condizione umana sembra sempre di là da venire.
Rischia così di diffondersi uno scetticismo di maniera che, reso miope da uno sguardo troppo ravvicinato alla cronaca, finisce per non vedere l’onda smisurata della storia in corso e ventura. L’antidoto più efficace consiste nel disporre ordinatamente i singoli episodi (le docce calde e fredde, i comunicati e le rettifiche, le speranze e i disinganni) in un contesto culturale, scientifico, economico, politico e sociale che ne renda possibile una lettura critica e consapevole. Chi vuol capire come stanno andando davvero le cose deve fare uno sforzo: a questo serve il libro che state aprendo.
Nelle pagine che seguono, i filoni di ricerca principali – che riguardano la sequenza del Dna, la clonazione, le cellule staminali, la terapia genica – si trovano esposti come itinerari cronologici e logici, anziché nella forma di eventi isolati, e perciò astrusi, con cui si manifestano inevitabilmente attraverso i media. Così ricostruite nella loro consequenzialità, le vicende tornano a essere decifrabili e giudicabili, anche da non esperti. È vero che le storie raccontate nel libro sono tuttora aperte, come è inevitabile che sia, dal momento che nessuna è destinata a concludersi, ma tutte continueranno a produrre indefinitamente nuovi sviluppi, oggi imprevedibili. Ciò non sminuisce, ma anzi aumenta l’utilità della ricostruzione di fatti e idee, risultati e controversie compiuta dagli autori, perché il lettore attento si troverà alla fine in grado di inserire ogni nuovo episodio in un percorso comprensibile.
Una cosa risulta chiara dalla lettura: la tecnologia che affonda le sue radici nella conoscenza molecolare e cellulare della vita non è un bluff, e sarebbe un grave errore sottovalutarla, nel bene e nel male, solo perché il quadro, osservato troppo da vicino, appare incerto e confuso. Il punto cruciale è che si tratta di una ricerca dotata di significato, di potenzialità e di implicazioni enormi: gli esempi messi a fuoco nel libro lo testimoniano con dovizia di particolari.
Per completare il ragionamento impostato all’inizio, resta però da dare risposta a una perplessità: perché mai la superficie di questo mare è costantemente agitata da così violenti ed effimeri sommovimenti, se le sue profondità sono tanto vertiginose? Le onde sono in realtà sollevate dall’azione di due potenti sorgenti di perturbazione, tra loro interagenti: le forze economiche e finanziarie e i grandi sistemi di comunicazione.
Accade che la ricerca in campo biomedico sia oggi dominata da investimenti privati, soprattutto statunitensi, e che nel settore di base debba finanziarsi soprattutto con capitali ad alto rischio poiché i fondi pubblici, per esempio quelli governativi facenti capo ai National Institutes of Health, coprono ormai solo una piccola parte delle necessità. Questo stato di cose induce sempre più spesso gli scienziati impegnati sul campo a usare le tecniche ben sperimentate di annunci clamorosi, e abilmente orchestrati attraverso i media, per ottenere ossigeno a breve termine: nuovi finanziamenti pubblici e privati, realizzati anche attraverso l’aumento immediato di valore in borsa delle piccole società biotecnologiche. La gestione “televisiva” del modo in cui la pecora clonata Dolly è stata presentata al mondo era stata accuratamente pianificata a tavolino da Ian Wilmut e dai suoi collaboratori per ottenere il massimo risultato anche finanziario, ed è stata poi oggetto di accurato esame, sotto questo punto di vista, da parte di esperti di marketing e promozione e di analisti economici.
Non a caso uno degli argomenti più originali tra quelli trattati nel volume è l’individuazione e descrizione di un fenomeno completamente nuovo e poco apprezzato, messo bene a fuoco da Pietro Greco: la nascita dello “scienziato imprenditore”, sorta di chimera contemporanea tra il desiderio di essere riconosciuto come ricercatore dai propri pari e la volontà di tutelare i propri interessi materiali. Una figura divisa tra curiosità intellettuale e avidità commerciale, in una miscela capace di produrre comportamenti inediti e ancora mal inquadrabili. Tra questi, vi è senz’altro il rischio che la necessità di dimostrare al più presto le potenzialità applicative delle scoperte spinga a forzare la mano rispetto alla necessaria cautela: si mettono in atto tentativi nell’uomo, prima che siano del tutto chiari vantaggi e pericoli. I già citati incidenti a carico della terapia genica e la pubblicità offerta ad alcuni tentativi poco consistenti di uso delle cellule staminali nell’uomo sono due esempi concreti (ben illustrati nel libro) delle fughe in avanti che possono determinarsi per effetto delle forze in gioco. Le quali entrano spontaneamente in risonanza con le corde dei media, che per propria natura vibrano con acritica sintonia alle notizie clamorose e mostrano un’invincibile attrazione per tutte le “prime” (reali o presunte) di nuove tecniche, con le loro promesse di mirabolanti successi, e con simmetrico eccessivo catastrofismo reagiscono alle battute d’arresto e alla denuncia di inconvenienti e pericoli, a loro volta resi più probabili proprio dalla mancanza di prudenza.
L’ipersensibilità dei media a questi temi, già forte per la tradizionale concezione di ciò che “fa notizia”, è accentuata dall’uso sempre più sistematico di metodi professionali di comunicazione e marketing da parte dei ricercatori imprenditori. Si costituisce così, e si rinforza progressivamente, un sistema oscillante che anziché smorzare i singoli episodi, ricollocandoli nella loro giusta prospettiva di fronte all’opinione pubblica, li esaspera e finisce in tal modo per offuscare e confondere le tendenze di fondo più significative.
Per chi vuole costruirsi un’idea personale e fondata di ciò che sta realmente accadendo, i capitoli che seguono costituiscono un’occasione da non perdere.



QUALE WELFARE PER L’ITALIA DELLE REGIONI?
Indagini su aspettative opinioni e priorità degli italiani

Pagg. 154 Euro 7,00



Cosa sappiamo veramente dell’idea che si sono fatti gli italiani del welfare? Cosa sappiamo dei nuovi bisogni, delle percezioni, delle aspettative, dei giudizi e delle priorità degli italiani?
L’Associazione Nuovo Welfare e la Unicab hanno voluto contribuire all’opera di ridefinizione non solo della nuova mappa dei bisogni e delle aspettative ma anche del concetto stesso di welfare, declinato con i caratteri della società moderna.
Dall’indagine, condotta a campione in tutte le Regioni italiane (intervistando complessivamente 20mila cittadini), emergono non solo la criticità del sistema ma anche gli indirizzi politici più generali della società. Perché l’originalità di questo lavoro è proprio in questo nuovo approccio: non sono gli esperti del settore ad esprimere le valutazioni ma i cittadini stessi.
Ne emerge un quadro del tutto nuovo, che rovescia luoghi comuni e false rappresentazioni, disegnando un’Italia delle Regioni che esprime una nuova voglia di “sociale”.
Voglia di sociale inaspettata, e per molti versi sorprendente, raccontata in questo libro a più dimensioni, che si rivolge agli operatori del settore ma anche, e soprattutto, ai cittadini.