FATIMA SENZA SEGRETI

di Francesco D’Alpa

Pagg. 272 Euro 14,00




Il secondo millennio dell’era cristiana si è chiuso con la divulgazione del Terzo segreto di Fatima. Un’attesa trepidante durata decenni (era stato annunciato nel 1941) si è conclusa, secondo il giudizio di molti commentatori anche credenti, con un messaggio poco chiaro e ancor meno significativo.
Cosa c’è dietro quell’annuncio che è stato presentato e atteso come fondamentale per la cristianità, e forse per l’umanità? L’autore ritiene che in realtà la vera protagonista di Fatima non sarebbe la Madonna apparsa nelle campagne portoghesi, ma Lucia Dos Santos, la suora oggi ultranovantenne, unica sopravvissuta alle visioni del 1917 e autrice delle quattro Memorie riguardanti l’avvenimento. Rileggere criticamente Fatima, con una chiave di indagine psicologica, sociale e politica, non vuol dire porsi contro l’idea del sacro, ma cercare di fare chiarezza su un evento da decenni esibito come straordinario e che potrebbe invece essere letto come una favola del tempo moderno.

L' autore

Francesco D’Alpa è nato a Siracusa nel 1952. Neurofisiopatologo, affianca alla pratica clinica lo studio della disinformazione mediatica e della diffusione delle pseudoscienze. Ha pubblicato i saggi L’illusione del naturale. Naturopatia, suggestioni alternative e medicina scientifica (Montedit, 2002) e L’inNaturopata. Origine delle infermità e cura della salute secondo Manuel Lezaeta Acharan (Montedit, 2002).

Le prime righe del libro

Nel maggio 1917, mentre la nazione è coinvolta nella guerra mondiale, si diffonde in Portogallo la notizia di un evento prodigioso. La Madonna sarebbe apparsa il giorno 13, in località Cova da Iria, nella diocesi di Fatima, a tre pastorelli: Lucia Dos Santos e i suoi cugini Francesco e Giacinta Marto. Stando alle cronache, l’apparizione li avrebbe invitati a pregare per i peccatori e la pace nel mondo, e avrebbe chiesto loro di tornare sullo stesso luogo, il giorno 13 dei cinque mesi successivi. Le prime reazioni sono di incredulità, sia nel popolo che tra il clero e le autorità civili. Ma il susseguirsi delle apparizioni provoca clamore, e un numero sempre più alto di pellegrini accorrono nella speranza di assistere al fenomeno. Il tutto avviene in un momento storico di forti tensioni interne, politiche e religiose, dopo l’instaurazione della Repubblica con la “Rivoluzione del 1910”, cui avevano fatto seguito numerosi tentativi di golpe militari. Il culmine dell’evento si registra il 13 ottobre 1917, quando, tra le migliaia di fedeli presenti sul luogo delle apparizioni, molti affermano di assistere a fenomeni solari prodigiosi. La conclusione del ciclo delle apparizioni anticipa di qualche anno la salita al potere della Destra con il golpe del 1926, che guiderà il Paese fino al 1974.
Dopo la prematura morte dei due più giovani fra i veggenti, Lucia entra in convento, sottraendosi alla curiosità popolare. Siamo agli inizi degli anni Venti. Nei due decenni successivi, la Chiesa portoghese afferma il carattere soprannaturale delle apparizioni e autorizza la costruzione di un santuario. Fra il 1935 e il 1941, su invito dei superiori, Lucia scrive una serie di quattro Memorie in cui svela particolari sconvolgenti sulle apparizioni: la Madonna le avrebbe rivelato segreti riguardanti avvenimenti storici futuri, come l’inizio di una seconda Guerra mondiale. Al centro del messaggio emergono l’invito alla preghiera e alla penitenza, e la richiesta di una solenne consacrazione del mondo e della Russia al Cuore Immacolato di Maria, evenienza che dovrebbe evitare le sciagure che stanno per abbattersi sul mondo.
Di interesse non più solo locale, il caso Fatima esplode: le polemiche contrappongono scettici e credenti ma non manca chi, anche all’interno del mondo cattolico, si mostra diffidente sulle nuove rivelazioni. Lucia afferma inoltre che esiste un’ulteriore parte del messaggio mariano (quello che d’ora in poi sarà chiamato “terzo segreto”), che interessa tutta l’umanità e che potrà essere divulgato solo dopo la sua morte, o comunque soltanto dopo il 1960.
Nell’infuocato clima politico del secondo dopoguerra, per decenni si tende a vedere nel terzo segreto una chiara presa di posizione contro il comunismo. Ne circoleranno diverse versioni apocrife, la più famosa delle quali, come vedremo più avanti, descrive scenari apocalittici. Quando finalmente, nel 2000, si decide di rendere noto il testo redatto da Lucia nel 1944, custodito gelosamente dalle gerarchie vaticane per quasi sessant’anni, le aspettative sono ampiamente deluse. La profezia non svelerebbe infatti il destino dell’umanità, ma forse “solo” quello personale del Papa o della Chiesa martire. Papa Giovanni Paolo II, che un paio d’anni dopo la sua elezione è stato vittima di un attentato in piazza San Pietro, si riconosce nel personaggio descritto da Lucia e sembra ritenere che la vicenda storica narrata dalla veggente sia finalmente conclusa. Con la beatificazione di Francesco e Giacinta Marto, proclamata sempre nel 2000, tra le celebrazioni del Giubileo, la vicenda sembra chiudersi sul piano storico. Ma la protagonista principale è ancora in vita e c’è chi attende nuove rivelazioni.
La vicenda di Fatima è una pietra miliare nella storia della Chiesa del ventesimo secolo, e su di essa si è scritto e discusso più che su ogni altra apparizione mariana. Se ne sono analizzati nei dettagli il contesto teologico, il significato politico e gli aspetti devozionali. La maggior parte delle fonti è di parte cattolica e prodotta per lo più da autori convinti della genuinità del messaggio. Le voci fuori dal coro sono poche, alcune interne alla Chiesa, la maggior parte nel mondo laico, dove peraltro in generale si manifesta comunque un certo disinteresse per la vicenda.
Dal punto di vista storico, invece, è senz’altro utile chiedersi cosa realmente rappresenti Fatima; cosa accadde in quel tempo e in quel luogo; come si giunse a riconoscervi un intervento del Cielo; quale sia stato il percorso interiore dei tre veggenti; quale il contesto sociale che fece da cornice agli eventi.
Per cercare di capire tutto ciò bisogna rifarsi soprattutto ai documenti dell’epoca, eliminando sovrastrutture interpretative, spesso fuorvianti, su vicende fortemente storicizzate, figlie di un periodo in cui è particolarmente forte la resistenza della Chiesa alla modernità e alla ricerca del progresso, avvertite come piaghe morali e gravi minacce all’edificio stesso della religione.




ROL

di Mariano Tomatis

Realtà O Leggenda?

Pagg. 208 Euro 14,00



Nel centenario della nascita di Gustavo Adolfo Rol, il primo libro che affronta in maniera critica i "fenomeni" del celebre sensitivo torinese. Nelle sue pagine, l'intera casistica "paranormale" realizzata da Rol viene sottoposta all'analisi critica e artistica di un illusionista. Con un approccio a tutto tondo, l'autore analizza fenomeni, psicologia, stile comunicativo, ambiente e tecniche di un artista che ha saputo creare, agli occhi del suo pubblico, la più accurata e precisa illusione del paranormale. Attraverso lo studio dell'intera bibliografia rolliana e di inedite testimonianze di chi l'ha conosciuto, l'autore fa emergere il lato più umano e curioso di Rol, proponendo così una soluzione a quello che molti definiscono "l'enigma più sconcertante del XX secolo".

L' autore

Mariano Tomatis è illusionista e docente di mentalismo presso il Circolo Amici della Magia di Torino. Laureato in informatica, è consigliere regionale del Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale (Cicap), e da anni si interessa allo studio dei fenomeni occulti. A Gustavo Rol ha dedicato il sito web www.gustavorol.net.

Le prime righe del libro

A volte diciamo a noi stessi che tutto quello che poteva essere detto è ormai stato detto. Ma poi si sente qualcuno che dice sì la stessa cosa, ma è una cosa nuova. (Elias Canetti) Su Gustavo Rol sono state dette e scritte tante cose: quasi certamente molte di più di quanto fosse necessario. Nel bene e nel male. Comunque, i libri su questo singolare personaggio torinese, un uomo d'altri tempi, o più semplicemente, fuori dal tempo, fanno periodicamente la loro apparizione in libreria e hanno sempre successo. Perché? Le risposte possono essere di diverso tipo. A fornircene qualcuna ci prova Mariano Tomatis: prestigiatore, ma anche laureato in Informatica e membro del Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale (cicap). Quindi un interlocutore "pericoloso" per chi intenda spacciare per soprannaturale tout court anche quanto appartiene al trucco, alla millanteria, alla boutade, o, peggio, alla truffa. Con un curriculum del genere Tomatis infrange un tabù: prova a scrutare tra le pieghe dell'esperienza di un uomo tra i più misteriosi che, quasi sempre con la collaborazione completamente disinteressata di tanti fans, ha saputo costruire di sé un'immagine straordinaria, senza dubbio affascinante, anche gradevole e, come già sottolineato, fuori dal tempo. Non sapremo mai che cosa ci sia stato di vero nelle imprese di Rol, almeno fino a quando continueremo a rivestire le spoglie di semplici mortali; una cosa è certa, le sue esperienze, per un normale processo fisiologico e mentale, si sono ammantate di mito, il che ha enfatizzato la sua aura. Un'aura che, a distanza di tempo, continua ad attivare un processo mitopoietico che sconvolge il pensiero positivista. Però, a ben guardare, si tratta di una fenomenologia non così strana, ancora oggi. E sì, perché, che ci piaccia a no, il ricordo di Rol, soprattutto dei suoi poteri, costituisce una sorta di àncora di salvezza per la fragilità delle nostre regole antropocentriche in cui, a vari livelli, il tarlo dell'incertezza si instaura, inesorabilmente. Ripensare a Rol corrisponde, probabilmente, a ripensare ad una sorta di antenato in contatto con il soprannaturale, esponente, forse ultimo, di un tempo lontano in cui gli uomini potevano confondersi con gli dèi. Personalmente non credo che le tante esperienze attribuite a questa sorta di sciamano subalpino gli possano essere realmente riconosciute. Così come non credo che un oggetto possa volare da una stanza all'altra attraversando i muri con la complicità della smaterializzazione. Il cemento armato della mia razionalità mi induce a non credere a ciò che aleggia oltre le barriere di quanto la scienza attuale ritiene possibile. Forse c'è il rischio, lo ammetto con la massima modestia, che io non possieda la sensibilità per capire, per metabolizzare il magico e farne esperienza. Anni di incontri, di studi sul campo, di raccolta di esperienze dalla viva voce di gente di culture molto diverse, mi rende forse un po' cinico, ma non presuntuoso. E allora, è possibile che l'unica strada da percorrere sia quella di accettare il fatto in sé, senza andare troppo indietro, trasformando quanto non conosciamo in materia buona per pensare. Davanti ai grandi misteri irrisolti dell'esistenza, alle angosce che tormentano il nostro cammino di uomini incapaci di risolvere ogni cosa con l'ausilio della ragione, l'irrazionale, in tutte le sue sfaccettature, si pone come strada "altra", un modo per intervenire nella realtà naturale, cercando di orientarla verso altre vie, possibilmente in direzione di un beneficiario. Da questo punto di vista, però, Rol non fu un mago nel senso tecnico del termine, piuttosto, come già ipotizzato, una sorta di sciamano profondamente occidentale che "compiva meraviglie" in fondo fine a se stesse, atte, se mai, ad aumentare il suo prestigio. Mariano Tomatis ci dimostra che dietro alcune di quelle performance vi poteva essere la "magia" della prestidigitazione: e allora ecco che il tutto sorregge, per molti aspetti, l'ipotesi del gioco. Una corrente ludica attraversa così le memorie di quegli eventi e si cristallizza su un piano dove l'impossibile chiede di essere realtà. Per gioco, forse...



Leggende tecnologiche

di Lorenzo Montali

…e il gatto bonsai mangiò la fragola pesce

Pagg. 216 Euro 10,00



Telefonini, computer, forni a microonde, airbag: la tecnologia invade la vita quotidiana, ma rimane un oggetto misterioso, a volte incomprensibile, spesso minaccioso. E così ogni giorno nascono nuove leggende urbane, i cui protagonisti non sono più le baby-sitter cannibali e gli spacciatori di figurine all'LSD ma i virus informatici, i cd che ingannano gli autovelox o le fragole modificate geneticamente. Leggende che interpretano, spiegano, indicano pericoli, suggeriscono comportamenti e che rivelano atteggiamenti e rappresentazioni della scienza e della tecnologia. Il libro presenta le più diffuse leggende sulle nuove tecnologie, ricostruendo di ognuna la probabile origine, individuando i processi attraverso i quali la leggenda nasce e si diffonde e cercando di interpretarne i possibili significati e il valore sociale. Un percorso che, partendo dall'analisi dei singoli racconti, fa emergere questioni rilevanti relative ai processi di costruzione del ragionamento quotidiano, al carattere problematico della verità sociale, al peso della memoria collettiva e della tradizione.

L' autore

Laureato in filosofia con una tesi di psicologia sociale sul fenomeno delle leggende urbane, Lorenzo Montali ha un dottorato di ricerca in psicologia e si occupa di percezione pubblica della scienza e della tecnologia presso il Dipartimento di psicologia dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca. Collabora con la rivista Focus come esperto di leggende metropolitane e ha una rubrica sulla rivista Scienza & Paranormale sullo stesso tema.

Le prime righe del libro

Scrivere un libro sulle leggende urbane significa aver imparato a convivere con un paradosso. Quello di occuparsi di un tema, peraltro affascinante, senza poterne precisare con chiarezza la natura stessa. È un paradosso che talvolta può mettere in difficoltà. Ogni volta che qualcuno chiede: “Come faccio a riconoscere una leggenda urbana, per evitare di credere a una storia che in realtà è solo un racconto inventato che circola di bocca in bocca?”, mi rendo conto di non avere una risposta adeguata.
Non che non mi vengano in mente decine di esempi concreti: ci sono leggende talmente note che sono state addirittura celebrate in una canzone, cantata da Elio e le Storie tese, il cui famoso ritornello ha reso tutti più diffidenti verso coloro che, nel raccontare qualche evento strano, iniziano dicendo “mio cugino mi ha detto che...”. Alle leggende sono stati anche dedicati dei film: visto il successo di Urban legend, l’industria del cinema (di serie B) ci ha regalato anche Urban legend 2 e Urban legend. The final cut, ed ora anche chi non ha mai messo piede negli Stati Uniti conosce tutte le leggende horror che circolano nei campus americani. E l’espressione stessa “leggenda metropolitana” è entrata nel linguaggio comune. Così, spesso, nel riportare una notizia particolarmente singolare, i giornalisti la fanno precedere dalla formula “sempre che non si tratti di una leggenda...” e capita anche che un personaggio pubblico, per contestare la veridicità di certe voci che circolano su di lui, le qualifichi proprio come leggende.1
Eppure, a dispetto di tanta fama, le leggende rimangono un oggetto sfuggente, difficile da definire e inquadrare, in qualche misura misterioso. In primo luogo perché riconoscere una leggenda implica la capacità di separare chiaramente ciò che è vero da ciò che non lo è, un’operazione che, come vedremo, nella realtà si rivela molto più complessa di quanto siamo probabilmente disposti a riconoscere. A questa prima difficoltà si aggiunge poi spesso il mistero circa l’origine di una leggenda, su chi l’ha inventata e perché, e il problema di spiegare il successo di una storia, il motivo che spinge tante persone a raccontarla ad altri, assicurandole il più delle volte una diffusione tanto vasta.
E così, dopo settant’anni di ricerca su questo fenomeno, il primo studio sul tema condotto dai due psicologi sociali Allport e Postman, è del 1943, e nonostante esistano in tutto il mondo gruppi di studio dedicati alla raccolta delle voci e delle leggende, questo nostro viaggio alla scoperta di un particolare tipo di leggende, quelle relative alle nuove tecnologie, deve necessariamente partire da una domanda: cos’è una leggenda urbana?